1 La forza dell’acqua

Era la mattina del 22 marzo e Lidia stava mangiando una buonissima fetta di torta al cioccolato. Era una tradizione mangiare la torta al cioccolato con la ricetta di famiglia al giorno del proprio compleanno. Ma quel giorno Lidia era più triste del solito perché non avrebbe festeggiato il compleanno insieme alla sua famiglia, ma in ben tre modi diversi! La mattina si sarebbe incontrata alla stazione con suo padre per andare a Milano, nel pomeriggio si sarebbe incontrata con i suoi amici per pattinare sul ghiaccio sempre a Milano e la sera l'avrebbe passata con sua madre. Alle 10 Lidia uscì di casa e insieme a lei portò Nevino, il suo gattino. Mentre si avviava alla stazione, Lidia si mise a pensare alla sua vita complicata, al paesaggio che la circondava e alle persone con cui comunicava tutti i giorni.

Lidia viveva in Liguria, precisamente ad Albissola Marina, famosa per la lavorazione della ceramica. A lei piaceva il posto dove viveva, ma il suo sogno era quello di vivere in un'isoletta in mezzo all'acqua. I suoi genitori erano separati sin dalla sua nascita, da ben 15 anni. Ma si volevano ancora tanto bene e Lidia non capiva il motivo della loro separazione. Lei viveva con sua madre, Viola, in Liguria e ogni tanto andava da suo padre, Davide, a Milano. Le avevano regalato Nevino da un paio di giorni, in occasione del suo quindicesimo compleanno. Lei aveva promesso che se ne sarebbe presa cura come fosse suo figlio. Nevino aveva gli occhi azzurro ghiaccio, un pelo bianco come la neve e a differenza degli altri gatti adorava giocare nell'acqua. E proprio quella mattina avrebbe potuto giurare di averlo sentito parlare. Aveva detto qualcosa tipo "è arrivato il momento di sapere tutta la verità", ma era mattino presto e non era certa di averlo sentito parlare..

Era quasi arrivata alla stazione, quando pensò al motivo per cui il padre le avesse chiesto di incontrarla proprio lì. Perché di solito lei faceva il viaggio da sola e lui la veniva a prendere alla stazione di Milano. Stava per chiamarlo quando lo vide, seduto su una panchina che controllava il telefono. "Ehi papi! Pensavo che saresti venuto a prendermi alla stazione di Milano! Che cosa ci fai qui?" disse Lidia avvicinandosi. Sentita la voce della figlia, Davide si avvicinò e l'abbracciò porgendole una rosa blu con sfumature azzurre. Sembrava fatta di ghiaccio. "Questo è per il mio piccolo fiore anche se so che nessun fiore potrà mai eguagliare la tua bellezza. Mi trovavo qui per motivi di lavoro e ho pensato di farti una sorpresa. Abbiamo ancora cinque minuti prima che arrivi il treno. A Milano andremo al tuo sushi preferito e a fare shopping. Sono perdonato per non essermi fatto vivo per due mesi?" Lidia si sedette vicino al padre "È il più bel regalo che mi abbiano mai fatto! La rosa è stupenda! Certo che sei perdonato!" Arrivato il treno salirono e dopo poche ore erano a Milano. Quando finalmente si sedettero al sushi, Lidia raccontò al padre del sogno fatto quella notte. Era lo stesso che faceva tutti gli anni al giorno del suo compleanno.

Nel sogno Lidia era in un bosco, con le foglie dei colori autunnali stesi sul terreno e gli alberi spogli. Era notte e la luce era data solo dalla luna e dalle stelle. Aveva un bellissimo abito bianco corto davanti e lungo dietro con un lunghissimo velo azzurro ghiaccio tempestato di pietre preziose che partiva dalle spalle. Le pietre avevano tutte le sfumature dal blu intenso all'azzurro ghiaccio. Sui suoi bellissimi capelli color biondo cenere, raccolti in una coda alta, spuntava una tiara fatta di puro ghiaccio. L'elastico che li legava era blu notte con dei puntini bianchi simili alle stelle. Infine aveva delle scarpe di cristallo uguali a quelle di Cenerentola. Ogni tanto sentiva una voce che la chiamava. Al momento pensò che fosse solo il vento ma alla fine si decise a seguirla. La voce la portò in un luogo che sembrava avesse la forma di un fiocco di neve, dove non c'erano foglie sul terreno e gli alberi avevano le foglie con le sfumature del blu. Appena mise un piede sul terreno, esso si ricoprì di ghiaccio e le scarpe ai suoi piedi diventarono dei pattini bianchi. Si mise a pattinare quando ad un certo punto vide una figura muoversi velocemente tra gli alberi. Negli anni precedenti, la figura le diceva che a tempo debito avrebbe saputo tutto. Ma in quel sogno le diceva che era il momento della verità. Quando stava per iniziare a parlare, Lidia si svegliò. Era sempre così. Si svegliava sempre al momento sbagliato.

Davide era senza parole, non aveva mai ascoltato un racconto così magico. Non sapendo che dire, divagò un po' sull'argomento e si misero a parlare di altro. Usciti dal sushi andarono a fare shopping, come da programma. Lidia si comprò un bellissimo vestito blu notte a pallini bianchi con una luna argentata nel petto. Mentre se lo provava, Davide stava fuori dal camerino pensando al sogno della figlia. Era il momento di dirle la verità. Quando Lidia uscì dal camerino sembrava che fosse uscita da una fiaba. Era stupenda. Il padre era sbigottito e le fece vari complimenti; Lidia tornò nel camerino e si tolse il vestito. In quei minuti Davide chiamò Viola spiegandole che aveva deciso di dire la verità a Lidia. La madre acconsentì raccomandandogli di essere cauto e di non tralasciare qualche dettaglio importante. Usciti dal negozio, Lidia si sarebbe dovuta incontrare con gli amici alla pista di pattinaggio e Davide si offrì di accompagnarla. Durante il tragitto, Davide incominciò a riparlare del sogno di Lidia.

Le disse che non era strano che lei facesse sempre quel sogno e incominciò a raccontare tutto. Lidia era in realtà la figlia di una ninfa che viveva in fondo all'oceano. La ninfa le aveva donato dei poteri magici che si sarebbero evoluti nel suo corpo fino all'età dei quindici anni. Nel giorno del suo quindicesimo compleanno i suoi custodi le avrebbero svelato la verità. E il suo protettore avrebbe dovuto istruirla, mettersi in contatto con gli altri protettori, formare una squadra e aiutarla a controllare il suo potere durante la sua prima battaglia. Quando il padre terminò di parlare Lidia pensò fosse uno scherzo, ma la faccia di Davide non dava proprio l'idea di scherzare. "Quindi io sono la figlia di una ninfa, ho due custodi, un protettore e dei poteri magici? Ma se tu e Viola siete i miei custodi, chi dovrebbe essere il mio protettore?" chiese preoccupata. In quel momento Nevino sbucò dal suo zaino e disse con un tono esaltato: "Sono io! Sono io il tuo protettore!" Lidia per poco non si mise a urlare. "T-tu parli!? Allora questa mattina non mi sono sbagliata!" "No Lidia, non ti sei sbagliata. Io e Viola ti abbiamo consegnato il tuo protettore tre giorni prima del tuo compleanno come dicevano le regole. È per conoscervi meglio." disse Davide calmo e felice per aver finalmente detto tutta la verità "Ecco, ora sei arrivata alla pista, porta sempre con te Nevino e fai attenzione. Ti voglio bene" Detto questo, Davide si allontanò fino a sparire tra la folla. "Aspetta! Qual è il mio potere?" Chiese urlando Lidia. "Hai il potere di controllare l'acqua in tutte le sue forme. E ora sbrigati, i tuoi amici ti stanno aspettando. Non ti preoccupare, ne parleremo più tardi. E mi raccomando, acqua in bocca!" Detto ciò, Nevino rientrò nello zaino e Lidia raggiunse i suoi amici. Lidia mise via tutti i pensieri e raggiunse gli amici sorridente.

Quando Lidia pattinava sul ghiaccio nulla la fermava se non il ghiaccio stesso. Amava pattinare; sentiva di poter comunicare col ghiaccio come fosse un vecchio amico e ora aveva capito il perchè. Verso le cinque iniziò a fare buio e si mise a piovere. Dato che la pista era all'aperto, Lidia e i suoi amici dovettero tornarsene a casa. Lidia si era messa d'accordo con la madre che la sarebbe andata a prendere in stazione ad Albissola verso le sette. Dopo aver salutato gli amici Lidia si avviò alla stazione. Il padre le aveva insegnato una scorcia per arrivare in stazione con almeno mezz'ora d'anticipo. Imboccata la scorciatoia, Lidia volle provare il suo potere. Così tirò fuori Nevino dallo zaino e gli chiese se per lui andava bene. "Ma certo! Anzi prima iniziamo meglio è! Allora prova a fare una piccolo movimento con le mani. Immagina di non volerti bagnare e di formare una cupola d'aria che ti protegge" Lidia non sapeva cosa fare, soprattutto come mettere le mani, così seguì l'istinto. Congiunse le mani come se stesse pregando all'altezza della testa china con gli occhi chiusi per concentrarsi. Si fermò in mezzo alla strada, che per sua fortuna era vuota. Nevino le stava appoggiato sulla spalla e la fissava. Quando si sentì sicura alzò lentamente la testa ed aprì gli occhi. In quel momento chiunque l'avesse vista in faccia si sarebbe spaventato perché nei suoi occhi si vedeva l'acqua scorrere. Alzò le mani al cielo e lentamente le fece ritornare lungo il corpo. La pioggia non la bagnava più ma soprattutto si accorse di non essere più bagnata. I vestiti, la pelle, i capelli, lo zaino, Nevino. Era tutto asciutto. Lidia guardò Nevino e in quel momento i suoi occhi tornarono color azzurro ghiaccio. "Wow… Sono senza parole… Si vede che ti sei concentrata molto. Non male come primo allenamento!" Lidia sorrise compiaciuta ma non ebbe neanche il tempo di fare una domanda che spuntò dal nulla una macchina nera, con i fari abbaglianti accesi.

Scesero due uomini vestiti in un modo molto strano. Avevano delle toghe nere con uno strano simbolo viola al centro. La guardarono e corsero in modo minaccioso nella sua direzione, ma Lidia fu più veloce e inizio a correre. Dopo pochi minuti si fermò girandosi di scatto. Mise le mani avanti e raccolse davanti a sé quanta più acqua poteva. Gli uomini lanciarono delle saette che l'acqua bloccò. Spaventati si misero a correre verso automobile ma Lidia gli scagliò contro il muro d'acqua che li sommerse e li fece scomparire nel nulla. Lidia era sconvolta, spaventata ma soprattutto stanca. Si sentiva mancare le forze e svenne. Per fortuna, prima che la sua testa sbattesse per terra, una figura la prese in tempo e la portò a casa.

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Lidia si svegliò nel suo letto, con Nevino che dormiva di fianco a lei. In quel momento entrò sua madre che si sedette sul suo letto svegliando in volontariamente Nevino. I due le ricordarono l'accaduto successo due giorni prima. "D-due giorni… Ho dormito due giorni? Ma chi mi ha portato a casa?" "Io. Noi custodi non abbiamo poteri ma abbiamo dispositivi per capire dove sei e se sei in pericolo. Nel secondo caso possiamo chiedere di essere teletrasportati in quel luogo. L'altro giorno ti ho presa e portata qui. Sono molto fiera di te e…" In quel momento suonò il telefono e Viola andò a rispondere chiedendo a Nevino di continuare a spiegare. "Lidia! Sono molto fiero di te! Quella mossa si impara dopo almeno un anno! Non mi stupisco che tu abbia dormito per così tanto. E non ti preoccupare per la scuola, abbiamo detto che sei malata. Rientrerai domani. Ora non fare troppi sforzi. Questa sera non ci alleneremo, ma finirò di raccontarti la tua storia, il tuo ruolo nella squadra, il compito del protettore ed altre curiosità. Ma ora non fare troppi sforzi e aspettiamo che la tua custode ritorni." Detto ciò, Nevino saltò giù dal letto e si andò a stendere nella sua cuccia.